mercoledì 18 maggio 2011

Boa Pàscoa

Ciao amici tutti,
Eccoci qua! Abbiamo passato la nostra prima Pasqua africana. E’un po’ strano passare la Pasqua al caldo, lontani dalla nostra parrocchia e dalle nostre famiglie. Ma è stata una bella Pasqua vissuta con  intensità e profondità spirituale, in cui ci siamo sentiti partecipi di una Chiesa viva, che ha voglia di camminare e in cui tutti i cristiani della comunità si sentono corresponsabili di questa camminata.
Corresponsabili per necessità e per scelta, per necessità perché c’è un solo padre (quasi due a Namahaca non appena don Simone avrà finito il corso di lingua ad Anchilo) che si trova a gestire una zona molto vasta (70 comunità Namahaca e 46 Cavà-Memba), le comunità ricevono la sua visita circa una volta all’anno, e solo in quell’occasione viene celebrata la messa. Ci sono comunità più attive e meno attive, e sono organizzate in ministeri, i principali sono: anziano, catechista e pwiyamwene (responsabile delle donne della comunità) che si riuniscono con i cristiani della comunità tutte le domeniche per  la celebrazione della Parola.
Una  Chiesa ministeriale che cerca di camminare con la forza e la volontà dei laici. Camminare è proprio il verbo giusto perché ad esempio nella settimana santa, i ministri dell’eucarestia delle varie comunità, si sono fatti alcune ore di cammino a piedi per arrivare in parrocchia a prendere  l’eucarestia per le celebrazioni della settimana e poi di nuovo il Sabato Santo per prendere l’eucarestia per  la Pasqua.

La nostra Pasqua è stata un po’ itinerante, tra le due parrocchie di Namahaca e Memba-Cavà.  Le danze si sono aperte la domenica delle Palme a Namahaca, dove abbiamo assistito a una breve drammatizzazione del vangelo fuori dalla Chiesa con la benedizione delle palme e la celebrazione della Parola con la comunità. Il mercoledì Santo a Nacala, abbiamo partecipato alla messa con tutti i missionari della nuova diocesi, presieduta dal  vescovo. E’ stata una bella occasione per conoscere i missionari delle altre congregazioni che sono presenti qui.
Il giovedì Santo abbiamo accompagnato don Silvano in una comunità nel mato (foresta), a metà strada circa tra Memba e Cavà. Partiamo all’imbrunire da Memba, la comunità è a circa un’ora di strada in macchina.  Arriviamo che è già buio, l’unica luce è quella della luna, che illumina la comunità seduta davanti alla chiesa ad aspettarci.  La celebrazione nella piccola cappella fatta di fango e cemento è molto semplice, ma significativa, don Silvano invita gli animatori dei vari ministeri della comunità davanti all’altare per la lavanda dei piedi.  Sicuramente l’ambiente, semplice e essenziale aiuta ad un raccoglimento interiore, ci siamo immedesimati al tempo di Gesù. La chiesetta è piena, le persone partecipano con attenzione. Si respira la loro voglia di camminare, sia spiritualmente che fisicamente, per arrivare molti si sono incamminati al buio, nel mato, e nel buio si incamminano per ritornare a casa. Questo ancora una volta ci interroga sulla nostra fede e sulle nostre vite spesso fatte di comodità e pigrizia di fronte alle difficoltà. Finita la celebrazione, scherziamo un po’ con i giovani che hanno animato il canto e ci ricordiamo con un po’ di nostalgia di quando finita la messa ci fermavamo a salutare i nostri amici del coro in parrocchia.
Il venerdì Santo ci ha portato una inaspettata  e bella sorpresa:  la rappresentazione della Passione di Gesù da parte del gruppo giovani di Namahaca. Hanno organizzato tutto da soli, con l’aiuto di Dario, responsabile dei giovani. Già la domenica delle Palme avevano inscenato l’arrivo di Gesù a Gerusalemme a dorso di una bicicletta (legata ad un albero con una corda come fosse un vero asino). Ogni  personaggio si è preparato e imparato la propria parte a memoria, ovviamente in lingua macua. Il teatro è ambientato nel piazzale dietro alla chiesa di Namahaca, la scenografia davanti a noi consiste in alcune capanne,  sono il sinedrio, la casa del sommo sacerdote,la casa  di Pilato e di Erode, il Golgota e il sepolcro.  La rappresentazione è interpretata da un punto di vista macua e i giovani, nella semplicità, hanno pensato a tutto:  dai visi dipinti, ai vestiti dei soldati romani, realizzati con corazze e elmetti di cartone e foglie, al terremoto che c’è stato dopo la morte di Gesù (nascosti  negli alberi, dove era ambientato il Golgota, alcuni giovani hanno fatto tremare i rami per rendere  l’idea del terremoto), all’angelo, un ragazzo albino, che asciugava le lacrime di Gesù nell’orto degli ulivi,  alla scomparsa del corpo di Gesù nel sepolcro circondato dalle guardie.
La nostra Veglia Pasquale inizia alle sei di sera a Namahaca. Tutta la comunità è riunita fuori dal piazzale della Chiesa.  Anche noi siamo seduti li fuori con loro e in compagnia di Emi e Lucia, sr. Dionisia e sr. Giulia. In attesa dell’inizio della messa, seduti al buio contempliamo lo splendore del cielo stellato, e inaspettatamente vediamo alcune stelle cadenti. La messa dovrebbe iniziare alle sei, ma i ritmi e gli orari qui sono sempre molto approssimativi, e inizia alle sette e mezza.  Con il rito della luce e la benedizione del fuoco, tutta la comunità entra in chiesa, con un canto festoso e l’energico suono dei batuk (rimasti silenziosi per tutta la quaresima) inizia la celebrazione della Resurrezione del Signore.  È la Pasqua del Signore! Durante la messa vengono celebrati dei matrimoni e battezzati dei bambini e degli adulti che hanno terminato i tre anni di catecumenato. Fuori dalla porta della chiesa è scavata nella terra una grande croce, profonda una ventina di centimetri, i battezzandi uno alla volta si collocano al centro della croce, accompagnati dal padrino o madrina e ricevono il battesimo. La celebrazione  è stata una vera festa, finisce a mezzanotte e mezza, siamo stanchi morti ma contenti di aver condiviso con questa comunità la Veglia Pasquale. La domenica accompagniamo padre Alessio a visitare e celebrare la messa di Pasqua nella comunità di Namatassia e finalmente alla sera ci ritroviamo con l’ equipe per festeggiare la Pasqua insieme, niente agnello, ma in compenso tanta amicizia, allegria e una buona fetta di tiramisù mozambicano!
Questo post per condividere con voi la nostra camminata qui, in questa terra di missione, in cui molto spesso ci sentiamo ancora criança (bambini), ma di cui cominciamo a sentirci parte, e questo grazie all’aiuto dell’equipe che ci sta accompagnando nell’inserimento e all’accoglienza delle persone, il cuore di questa semplice gente è proprio grande. Speriamo che anche tutti voi abbiate passato una buona Pasqua nelle vostre parrocchie, e vi speriamo tutti in forma e salute.  
A presto, atè logo,  atè a próxima ;-))
um abraço forte
Nico e Franci

Boa Pàscoa


Ciao amici tutti,
Eccoci qua! Abbiamo passato la nostra prima Pasqua africana. E’un po’ strano passare la Pasqua al caldo, lontani dalla nostra parrocchia e dalle nostre famiglie. Ma è stata una bella Pasqua vissuta con  intensità e profondità spirituale, in cui ci siamo sentiti partecipi di una Chiesa viva, che ha voglia di camminare e in cui tutti i cristiani della comunità si sentono corresponsabili di questa camminata.
Corresponsabili per necessità e per scelta, per necessità perché c’è un solo padre (quasi due a Namahaca non appena don Simone avrà finito il corso di lingua ad Anchilo) che si trova a gestire una zona molto vasta (70 comunità Namahaca e 46 Cavà-Memba), le comunità ricevono la sua visita circa una volta all’anno, e solo in quell’occasione viene celebrata la messa. Ci sono comunità più attive e meno attive, e sono organizzate in ministeri, i principali sono: anziano, catechista e pwiyamwene (responsabile delle donne della comunità) che si riuniscono con i cristiani della comunità tutte le domeniche per  la celebrazione della Parola.
Una  Chiesa ministeriale che cerca di camminare con la forza e la volontà dei laici. Camminare è proprio il verbo giusto perché ad esempio nella settimana santa, i ministri dell’eucarestia delle varie comunità, si sono fatti alcune ore di cammino a piedi per arrivare in parrocchia a prendere  l’eucarestia per le celebrazioni della settimana e poi di nuovo il Sabato Santo per prendere l’eucarestia per  la Pasqua.
La nostra Pasqua è stata un po’ itinerante, tra le due parrocchie di Namahaca e Memba-Cavà.  Le danze si sono aperte la domenica delle Palme a Namahaca, dove abbiamo assistito a una breve drammatizzazione del vangelo fuori dalla Chiesa con la benedizione delle palme e la celebrazione della Parola con la comunità. Il mercoledì Santo a Nacala, abbiamo partecipato alla messa con tutti i missionari della nuova diocesi, presieduta dal  vescovo. E’ stata una bella occasione per conoscere i missionari delle altre congregazioni che sono presenti qui.
Il giovedì Santo abbiamo accompagnato don Silvano in una comunità nel mato (foresta), a metà strada circa tra Memba e Cavà. Partiamo all’imbrunire da Memba, la comunità è a circa un’ora di strada in macchina.  Arriviamo che è già buio, l’unica luce è quella della luna, che illumina la comunità seduta davanti alla chiesa ad aspettarci.  La celebrazione nella piccola cappella fatta di fango e cemento è molto semplice, ma significativa, don Silvano invita gli animatori dei vari ministeri della comunità davanti all’altare per la lavanda dei piedi.  Sicuramente l’ambiente, semplice e essenziale aiuta ad un raccoglimento interiore, ci siamo immedesimati al tempo di Gesù. La chiesetta è piena, le persone partecipano con attenzione. Si respira la loro voglia di camminare, sia spiritualmente che fisicamente, per arrivare molti si sono incamminati al buio, nel mato, e nel buio si incamminano per ritornare a casa. Questo ancora una volta ci interroga sulla nostra fede e sulle nostre vite spesso fatte di comodità e pigrizia di fronte alle difficoltà. Finita la celebrazione, scherziamo un po’ con i giovani che hanno animato il canto e ci ricordiamo con un po’ di nostalgia di quando finita la messa ci fermavamo a salutare i nostri amici del coro in parrocchia.
Il venerdì Santo ci ha portato una inaspettata  e bella sorpresa:  la rappresentazione della Passione di Gesù da parte del gruppo giovani di Namahaca. Hanno organizzato tutto da soli, con l’aiuto di Dario, responsabile dei giovani. Già la domenica delle Palme avevano inscenato l’arrivo di Gesù a Gerusalemme a dorso di una bicicletta (legata ad un albero con una corda come fosse un vero asino). Ogni  personaggio si è preparato e imparato la propria parte a memoria, ovviamente in lingua macua. Il teatro è ambientato nel piazzale dietro alla chiesa di Namahaca, la scenografia davanti a noi consiste in alcune capanne,  sono il sinedrio, la casa del sommo sacerdote,la casa  di Pilato e di Erode, il Golgota e il sepolcro.  La rappresentazione è interpretata da un punto di vista macua e i giovani, nella semplicità, hanno pensato a tutto:  dai visi dipinti, ai vestiti dei soldati romani, realizzati con corazze e elmetti di cartone e foglie, al terremoto che c’è stato dopo la morte di Gesù (nascosti  negli alberi, dove era ambientato il Golgota, alcuni giovani hanno fatto tremare i rami per rendere  l’idea del terremoto), all’angelo, un ragazzo albino, che asciugava le lacrime di Gesù nell’orto degli ulivi,  alla scomparsa del corpo di Gesù nel sepolcro circondato dalle guardie.
La nostra Veglia Pasquale inizia alle sei di sera a Namahaca. Tutta la comunità è riunita fuori dal piazzale della Chiesa.  Anche noi siamo seduti li fuori con loro e in compagnia di Emi e Lucia, sr. Dionisia e sr. Giulia. In attesa dell’inizio della messa, seduti al buio contempliamo lo splendore del cielo stellato, e inaspettatamente vediamo alcune stelle cadenti. La messa dovrebbe iniziare alle sei, ma i ritmi e gli orari qui sono sempre molto approssimativi, e inizia alle sette e mezza.  Con il rito della luce e la benedizione del fuoco, tutta la comunità entra in chiesa, con un canto festoso e l’energico suono dei batuk (rimasti silenziosi per tutta la quaresima) inizia la celebrazione della Resurrezione del Signore.  È la Pasqua del Signore! Durante la messa vengono celebrati dei matrimoni e battezzati dei bambini e degli adulti che hanno terminato i tre anni di catecumenato. Fuori dalla porta della chiesa è scavata nella terra una grande croce, profonda una ventina di centimetri, i battezzandi uno alla volta si collocano al centro della croce, accompagnati dal padrino o madrina e ricevono il battesimo. La celebrazione  è stata una vera festa, finisce a mezzanotte e mezza, siamo stanchi morti ma contenti di aver condiviso con questa comunità la Veglia Pasquale. La domenica accompagniamo padre Alessio a visitare e celebrare la messa di Pasqua nella comunità di Namatassia e finalmente alla sera ci ritroviamo con l’ equipe per festeggiare la Pasqua insieme, niente agnello, ma in compenso tanta amicizia, allegria e una buona fetta di tiramisù mozambicano!
Questo post per condividere con voi la nostra camminata qui, in questa terra di missione, in cui molto spesso ci sentiamo ancora criança (bambini), ma di cui cominciamo a sentirci parte, e questo grazie all’aiuto dell’equipe che ci sta accompagnando nell’inserimento e all’accoglienza delle persone, il cuore di questa semplice gente è proprio grande. Speriamo che anche tutti voi abbiate passato una buona Pasqua nelle vostre parrocchie, e vi speriamo tutti in forma e salute.  
A presto, atè logo,  atè a próxima ;-))
um abraço forte
Nico e Franci

lunedì 9 maggio 2011

Energie in rete, nuovo incontro

Carissimo/a!
Carissimi bentrovati sulla strada della Sua Pasqua!
Ti e ci ricordiamo reciprocamente, l’incontro per parlare e scambiare notizie e idee per e sulla
Missione Diocesana in Mozambico a Namahaca e Memba-Cavà

(dove si trovano i missionari Fidei-Donum che tu conosci... magari più di uno: don Alessio, don Silvano, don Simone, Emiliano, Lucia, Nicolò, Francesca, suor Giulia)

Incontro per chi ha voglia di mettere insieme le energie in modalità di RETE, per essere meglio in grado di rispondere alle novità e necessità che ci arrivano dalla missione.

l'incontro sarà:
lunedì 16 maggio presso il Centro Missionario Diocesano
h 20,45


per: conoscersi tra i vari gruppi, avere e scambiare nuove notizie, per ricordare la serata del 18 maggio a Sanguinetto, per chiarire l’appuntamento del 5 giugno a Negrar(pranzo di solidarietà) e cercando ancora altre idee(!)


Buon Lavoro e buona Missione!
L'équipe scambio del CMD

lunedì 28 marzo 2011

Eccoci in Mozambico!

Mòxeleliwa? Salama!   Ciao a tutti!

Eccoci in Africa! Finalmente in missione!Non ci sembra vero di poter vivere finalmente questa bellissima avventura missionaria, dopo tanta attesa, preparazione e anche un po’ di immaginazione. Immaginazione, perché in Africa non ci siamo mai stati prima. L’emozione che abbiamo sentito quando siamo atterrati a Maputo è stata forte, ci siamo guardati e ci siamo detti: eccoci in Africa! Eccoci in Mozambico! A Maputo ci siamo fermati poco, giusto il tempo di mettere il naso fuori dall’aeroporto per fare i primi documenti  ed accorgerci che la globalizzazione con le sue contraddizioni  è arrivata anche in questa capitale lontana. Già durante il tragitto dall’aeroporto al consolato italiano la voglia di vedere, di osservare questa Africa era grande. Ai lati della strada un via vai continuo  di persone, ognuna con la sua roba, chi sopra alla testa, chi per terra o caricata sulla bici, e poi tanti bambini seduti a guardare o a giocare tra di loro! Terminati i documenti, siamo tornati all’aeroporto dove ci siamo incontrati con le due sorelle della Sacra Famiglia in arrivo dal Brasile. Con l’equipe fidei donum al completo: noi due, coppia di sposi, don Simone, le tre sorelle della Sacra Famiglia sr. Giulia, sr. Ducilene e sr.  Dionisia,  accompagnati da don Marco, don Giuseppe Pizzoli, direttore del centro missionario e suor Marisa, la madre generale,  abbiamo preso il volo interno della LAM con destinazione Nampula (la seconda città piu’ grande del Paese dopo la capitale).  

A Nampula una grande gioia: finalmente abbracciare gli altri missionari veronesi, Lucia e Emiliano, padre Alessio e padre Silvano, che ci stavano aspettano all’aeroporto con un grande striscione di benvenuto, tutti ci accolgono con grande entusiasmo. Durante tutta la preparazione ci hanno accompagnato da lontano prestandoci i loro occhi e il cuore per conoscere la missione. Che bello, eccoli finalmente, li possiamo abbracciare, un abbraccio carico anche di tutto l’affetto dei loro genitori e amici che si sono raccomandati a noi per stringerli e salutarli; nel cuore il pensiero che ora siamo tutti insieme, uniti per camminare assieme a questo popolo mozambicano. Non ci sembra vero.



 Dopo qualche tappa per conoscere e incontrare le sorelle comboniane  che si trovano a Nampula e Nacala finalmente mercoledì 23 febbraio dopo pranzo partiamo per la missione di Namahaca. Le emozioni nel cuore sono tante, il cammino per arrivare è ancora lungo, soprattutto a causa dei grossi buracos pieni d’acqua  che si sono formati sulla strada sterrata a causa delle piogge.
 La strada di terra rossa collega le varie comunità di cui Emiliano e Lucia ci dicono i nomi, ma per ora per noi è difficile ricordarli. Le persone lungo i lati della strada ci salutano con la mano e i bambini con quel loro sorriso allegro. Lungo la strada vediamo le loro case fatte di mattoni di fango e tetti di paglia. Vicino alla casa, la machamba, l’orto per coltivare il miglio, la mandioca, e l’amendoin.  Alcuni sono nella machamba che stanno lavorando ma si fermano, alzano lo sguardo, ci salutano: Salama! La povertà che vediamo ci tocca, ci fa subito pensare alla nostra terra, alle nostre strade, alle nostre case piene di comfort. Al nostro non fermarci mai, non trovare mai il tempo nemmeno per alzare lo sguardo, accennare un sorriso e scambiarci un saluto. Per donarci un sorriso, quel sorriso che qui non manca mai. Finalmente arriviamo a Namahaca, ad accoglierci una bellissima sorpresa, la comunità in festa per il nostro arrivo. Scendiamo dall’auto emozionati e felici, e tutte le persone, in semicerchio, come per accoglierci in un grande abbraccio, cantano e battono le mani, si sono imparati tutti i nostri nomi. Davanti ci sono i bambini più piccoli, poi quelli un po’ più grandi e dietro il resto della comunità. Questa inaspettata e calorosa accoglienza ci ha commosso e riempito di una grande gioia. Tutti li, con il caldo, sotto il sole, e questo africano è davvero forte, ad aspettarci e fare festa. Anche le menine del lar (le ragazze dell’internato femminile) di Namahaca ci accolgono con un allegro benvindo.  Non potevamo iniziare questa esperienza in modo migliore.

I primi giorni li passiamo a conoscere la realtà di Namahaca mentre sabato finalmente andiamo a visitare la missione di Memba. E’stata un’emozione, perché sarà  la nostra casa per i prossimi tre anni. Abbiamo conosciuto i ragazzi del  lar e anche loro ci hanno regalato un festoso benvenuto.
Ma l’accoglienza non è ancora finita perché la domenica a Namahaca è stata organizzata una grande festa di benvenuto.  Sono state invitate le varie comunità con i loro responsabili, i missionari presenti nelle altre missioni e il vescovo di Nacala , don Germano, che è venuto a celebrare la messa e ci ha accolti ufficialmente nella nuova diocesi. La celebrazione è stata molto bella, eravamo emozionati, ognuno di noi si è presentato e a seguire la comunità ci ha portato dei doni di benvenuto. Canti e balli hanno animato la messa e prima di concludere i rappresentanti delle comunità ci hanno letto il loro messaggio di benvenuto. Ci siamo sentiti accolti con molto affetto e entusiasmo da tutti, Lucia e Emiliano, padre Alessio e padre Silvano, gli altri missionari venuti a conoscerci e dai nostri nuovi fratelli e sorelle mozambicani. La festa è continuata con un pranzo condiviso a base di riso, fagioli e una buonissima fetta di pane dolce.

È passato ormai un mese dal nostro arrivo in Mozambico e ancora non riusciamo a renderci conto, a realizzare di essere in Africa. Qui è tutto molto diverso, a partire dai colori, dalla natura che ti lascia cada vez mais (ogni volta di più) senza parole, i profumi, gli odori, i rumori, il clima, il cibo, la lingua e la cultura, i ritmi, le celebrazioni, i canti, tutto insomma è diverso dal nostro ambiente. Ci sentiamo stupiti e meravigliati, ma anche un po’ timorosi e inadeguati; sentiamo il bisogno di fare silenzio, per provare a interiorizzare e realizzare quello che stiamo vivendo. Ci vorrà sicuramente tanto tempo per entrare in confidenza con questa nuova cultura, ma non abbiamo fretta! Siamo qui per vivere con i ritmi del popolo africano,  per sederci accanto ai nostri fratelli e sorelle mozambicani, magari sotto a una alta e ombrosa mangueira, conoscerci piano piano e condividere la fede in Gesù.

Questo primo mese lo abbiamo passato al centro catechetico di Anchilo, dal quale passano la maggior parte dei missionari che vengono in missione in questa zona del Mozambico.  Il centro è gestito dai padri comboniani e ogni due anni è sede di un corso di lingua e cultura Makua.
Senza dilungarci sulla parte logistica, il corso è strutturato molto bene, e il ritmo abbastanza intenso. Siamo in una trentina di missionari: sacerdoti, religiosi e religiose, laici (comboniani, verbiti, spiritani, claretiani, fidei donum) dai quattro angoli della terra. La giornata inizia con la recita delle lodi insieme, segue mata bicho (colazione) e poi le lezioni mattina e pomeriggio. Alle sei ci ritroviamo per i vespri e la messa e a seguire la cena. Qui si va a letto presto, perché alle cinque il sole è già alto!

Ci sentiamo molto fortunati a poter fare questo corso, visto che si svolge solo ogni due anni! Certamente non si può pensare di apprendere in un mese la lingua e la cultura di un popolo, ma il corso ci sta dando delle utilissimi chiavi di lettura dal punto di vista antropologico, culturale, linguistico, religioso e pastorale. E’ un’ottima opportunità per conoscere i vari relatori, talvolta padri, che operano nelle varie parrocchie delle diocesi di Nacala e Nampula. E’un infarinatura molto importante per poi inserirci con il passo giusto nella realtà. Il clima di amicizia e di scambio che si è creato con gli altri missionari, più o meno siamo tutti della stessa età, è una ricchezza e le battute non mancano mai!

Ad aprile torneremo a Namahaca, dove rimaniamo provvisoriamente finché la casa dei laici a Memba non sarà pronta. Tuttavia cercheremo di essere presenti il più possibile anche là per cominciare a conoscere la missione, affiancare padre Silvano nella pastorale, ed inserirci gradualmente nelle attività.

Ci siamo dilungati un po’ ma avevamo tante cose belle da dire! Che aggiungere: qui ci sentiamo una grande famiglia fidei donum veronese-brasiliana: padri, suore e laici! Ad attenderci un cammino di fede e corresponsabilità.


Un’abbraccio formato Africa a tutti!
 Buon cammino di quaresima nelle nostre terre di missione.

Alla prossima! Mpakha nihiku nikina!
Franci e Nico

sabato 19 febbraio 2011

Saluti

Ciao,
ormai i giorni alla partenza si contano sulle dita di una mano.. le dita son poche e non ci sembra vero che veramente lunedì si parte per la missione!
Prima di partire, finche siamo nella parte che parla di "digital divided", postiamo noi il primo post  su questo blog, che ci aiuterà a sentirci un pò più vicini, poi quando saremo dall'altra parte, dove le comunicazioni saranno un po' più difficili, faremo del nostro meglio per riuscire a tenerci il più possibile in contatto :-)
BASTA CIACOLE, abbiamo poco tempo!!!!

Ancor prima di rientrare in Italia già ricevavamo gli sms "Prima che partiate, ci dobbiamo incontrare". Il tempo così poco e tanti amici e familiari da voler incontrare, abbracciare e salutare, ognuno una parte speciale della nostra vita, tutti importanti e nessuno da voler trascurare..
I primi saluti sono stati al CMD, e quindi freschi di rientro da Lisboa, siamo stati a salutare i nostri compagni di corso con cui l'anno scorso abbiamo condiviso il cammino di discernimento e preparazione alla missione.
Qualcuno mancava, come chi è già partito: il Dama, Chicca e Isacco; ma abbiamo avuto la sorpresa di vedere il piccolo Dario: il bambino di Sara e Marco...
Che emozione rivedere i nostri amici sempre entusiasti e sempre in cammino. E' tato proprio bello condividere un po di tempo insieme... vi porteremo con noi in Mozambico.

La settimana dopo, i saluti sono toccati alla nostra parrocchia e ai nostri amici. Domenica 13, alla fine della messa, abbiamo ringraziato e salutato tutta la nostra comunità di Tregnago con l'augurio del reciproco affidamento alla preghiera. Abbiamo visto alcune foto della missione di Namahaca che avevano sacatto i genitori di Emiliano e Lucia durante la loro visita la scorsa estate. E infine, per riuscire a salutare un pò tutti abbiamo fatto un pò di festa nel teatro della parrocchia e pranzato insieme con un buon piatto caldo, condito da tante chiacchere, abbracci e pianti!! Insomma un bel mix che scalda il cuore e non solo!
Un'altra tappa di saluti l'abbiamo fatta il 15 al teatro di Santa Lucia, una bellissima serata di presentazione delle attività missionaria in Mozambico. Che gioia vedere e sentire gli altri missionari già là, che tra poco incontreremo e con i quali inizieremo, assieme a don Simone e alle sorelle della Sacra Famiglia, la nostra esperienza missionaria!!  
E' stato bello sentire la vicinanza di tante persone, gli abbracci, le strette di mano, i sorrisi, gli incoraggiamenti. Questi ricordi, queste emozioni, ci accompagnano ora che stiamo per partire, ora che la nostalgia si fa sempre più forte nel cuore e che ci terrebbe ancora un pò di tempo qua!! Ma siamo felici ed entusiasti di partire anche se nel cuore sentiamo tanta nostalgia e commozione ;-)
Grazie a tutti e a ciascuno, per l'Amicizia, l'incoraggiamento, l'aiuto, il supporto e la preghiera, ognuno è stato per noi importantissimo in questo lungo cammino di discernimento, preparazione e partenza per la missione. Vi portiamo tutti con noi in Mozambico nel nostro zaino vuoto, vuoto per lasciar spazio a nuovi amici che potranno diventare vostri amici...
A risentirci al prossimo post....che scriveremo direttamente dal Mozambico :-)