domenica 3 novembre 2013

La nostra "despedida"


Carissimi,

Tempo di passaggi e despedida(saluti). E ormai siamo prossimi alla partenza, il 22 di novembre saremo in Italia.
Settembre e ottobre sono stati i mesi del progressivo distacco per lasciar spazio ai saluti, all'incontrare le persone per un ultimo abbraccio, sorrisi e molte lacrime! Non è facile!! E sappiamo che ora ci aspetta il periodo ancora più intenso e duro, del vero e proprio distacco fisico dalla missione.
Se da una parte è molto triste salutare le persone, dall'altro l'incontro riempie e consola il cuore e da speranza.

Il 22 di settembre c'è stato il passaggio di direzione del lar a sr Maria Ines, durante la riunione con i genitori delle ragazzine. Per Nicolò passaggio di consegne di magazzini e microcredito e ultime manutenzioni e emergenze.. nel mese di ottobre abbiamo partecipato agli incontri di pastorale, approfittando dell'occasione per cominciare a salutare i nostri amici animatori e missionari.
Il mese di ottobre è iniziato con una bellissima notizia dall'Italia, la nascita di Cecilia, la bimba di Lucia ed Emiliano. Il suo arrivo ha rallegrato tutti noi dell'equipe missionaria e tutta la parrocchia. La gente era felicissima nel sapere che è nata la nipotina italiana, che per loro si chiama Cecilia Emiliano! Ora tutti ci chiedono la foto, e grazie al tecnologico cellulare che hanno regalato a suor Giulia, siamo già riusciti a far vedere la foto in anteprima ad alcuni animatori della parrocchia, come sorridevano felici! Tutti hanno appreso della notizia con un grandissimo entusiasmo, la cosa più strana per i nostri amici di Namahaca è che già da appena nata avesse il nome (secondo la cultura Macua il nome viene dato solo alcuni giorni dopo il parto). La nostra catechista storica della comunità, la classica signora di mezz'età che si dedica da una vita al catechismo, si chiama anche lei Cecilia, era al settimo cielo, e in chiesa ha chiesto all'anziano di poter parlare a fine celebrazione e ha dato lei ufficialmente la notizia alla comunità, che ha risposto con un festoso elulu! E' bello vedere come, a distanza di tempo, l'esperienza vissuta da Lucia e Emiliano sia ancora forte e viva tra la gente. E questo è incoraggiante anche per noi che stiamo per lasciare.

La settimana scorsa le ragazzine del Lar assieme a sr Maria Ines e mama Amida, hanno organizzato una piccola festa di saluti per noi. Hanno preparato alcuni canti, poi ci hanno riempito di fiori, e Manjuma, la responsabile, ci ha letto un discorso, consegnandoci un biglietto con tutte le loro firme. E' stato molto bello, ma quante lacrime! E' stata probabilmente uno dei momenti più difficili perchè siamo molto affezionati a queste ragazzine e già ci mancano tantissimo!

Questa settimana siamo andati a salutare i nostri amici animatori di Cavà e Memba. Nonostante abbiamo passato con loro un periodo più limitato rispetto il periodo trascorso a Namahaca, la relazione è molto forte e viva, la prima missione non si scorda mai! Li sentiamo come dei papà e delle mamme che ci hanno accolto come dei figli appena arrivati e spaesati, e come dicono loro “não se pode esquecer o primeiro filho” (non si può dimenticare il primo figlio!). In questo caso, non è stata l'accoglienza dell'arrivo, ma della partenza, che è stata altrettanto forte ed emozionale. E' stato molto bello passare nelle loro case per un ultimo saluto, un ultimo abbraccio.
Chi ci ha offerto una gallina, chi della mandioca, chi del cocco, chi il pranzo: il pranzo della festa! Abbiamo pranzato con papà Arlindo e mama Adelaide, sicuramente ve li abbiamo già nominati, i nostri genitori mozambicani! Hanno preparato tutto per il nostro arrivo, dalla colazione, al pranzo! Nel 2011 ci hanno accolto come due figli, e ora ci hanno salutato con lo stesso amore, regalandoci delle parole bellissime, che rimarranno indelebili nel cuore. Non ci dimenticheremo degli abbracci, degli sguardi, delle parole, con quella profondità, spontaneità e semplicità africana! Anche a Memba abbiamo incontrato molti amici da salutare e abbracciare, animatori, i ragazzi del lar, Carlos, Domingos e Mauricio (compagni di avventure e disavventure dei primissimi mesi da soli a Memba). Non potevano mancare i saluti ufficiali alla amministratrice del Distretto, anche lei ci ha salutato con delle parole molto incoraggianti. E' stata una giornata davvero intensa, e ricca di doni che custodiremo come un tesoro prezioso nel cuore.
Ora ci aspetta un'altra fase molto toccante di saluti ai nostri genitori, ai tantissimi zii, nipoti, amici, fratelli, sorelle, e figli di Namahaca! Il dieci novembre ci sarà la messa parrocchiale di saluti e ringraziamenti. E pensandoci è proprio questo sentimento di famiglia africana, allargante e inclusiva che ci portiamo a casa, nel cuore! Sapere che qui abbiamo trovato una famiglia, fatta di tante famiglie, che ci hanno accolto, accompagnato, incoraggiato e voluto bene in questi tre anni di missione. Ci sentiamo come due figli in partenza, tutti ci salutano con parole molto incoraggianti, e sperano che torneremo, che ci riabbracceremo!
Il distacco non è facile, soprattutto perché è difficile mantenere il contatto, le comunicazioni sono ancora difficili e costose, e quando ci si saluta nel cuore è come se fosse l'ultima volta, coscienti della grande precarietà della vita della nostra gente. Ma faremo il possibile per mantenere vivo il contatto.
Siamo certi che le persone qui non dimenticano con la stessa rapidità che abbiamo noi occidentali, che continuiamo a correre da una parte all'altra, il ricordo e la presenza rimangono vivi, nonostante la lontananza fisica.
Cosa metteremo in valigia? Nella valigia del cuore metteremo l'amore ricevuto, e scambiato, i volti di tutti questi fratelli, i sorrisi dei bambini, la camminata condivisa, le lacrime versate, la semplicità della nostra gente, l'accoglienza, l'allegria, la musica, le danze, e questo nuovo volto di Dio che questi fratelli ci hanno aiutato poco a poco a scoprire, il Dio degli ultimi, il Dio delle piccole cose, in tutto sempre presente, che ha sempre in mente qualcosa per noi, che ci stupisce e ci assiste, provvede a tutte le nostre necessità, ci accompagna e consola lungo il cammino, anche nelle situazioni più drammatiche e dà nuova speranza!
Cercheremo di vivere intensamente questi ultimi venti giorni, assaporare tutti gli incontri, registrare per poi custodire tutto nel cuore.
Se pensiamo al rientro, sembra strano che siano passati quasi tre anni! Ma se guardiamo indietro, ripercorrendo il tempo vissuto qui, ci rendiamo conto che questo tempo è davvero passato, soprattutto ricordando tutte le persone incontrate, le cose vissute, le emozioni provate. Siamo grati al Signore per questa esperienza missionaria, che ha avuto le sue spine e le sue gioie, e che sicuramente ci ha provocato, cambiato e maturato. E lo scambio poi continuerà a Verona, con modalità diverse e cammini diversi. Siamo certi che questa esperienza, anche dopo il rientro continuerà ad orientare come una bussola il cammino della nostra famiglia.

In questo post oltre a condividere le emozioni che abbiamo nel cuore in questo ultimo periodo ne approfittiamo per aggiornarvi sulle ultime novità della situazione qui in missione e in generale nel paese.
Continua il rapido desenvolvimento (sviluppo), come già accennavamo nell'ultimo post..le cose procedono con molta rapidità e le trasformazioni sono visibili di settimana in settimana. Si è intensificato in tantissime zone della nostra diocesi la corsa all'oro e alle pietre preziose. Namahaca (ma la situazione è generalizzata anche nelle parrocchie vicine) si è spopolata, in quanto la maggior parte dei giovani e degli uomini sono andati a cercare oro.
Nessuno si preoccupa più di coltivare il campo, e i pochi rimasti hanno difficoltà a trovare persone che aiutino a zappare il campo e preparare per la semina. Tutti vanno “na camada”, dove sono aumentati alcolismo, prostituzione e criminalità, e il denaro che si guadagna viene subito speso!
Le condizioni di lavoro sono durissime e pericolose. I compratori sono mozambicani (probabilmente intermediari) e altri dai paesi vicini, sudafricani, malawiani e tanzaniani. Anche negli incontri parrocchiali il numero si è drasticamente ridotto.

Accanto a questa situazione ce n'è una di ancora più preoccupante, che speriamo rimanga sotto controllo, ovvero l'instabilità politica degli ultimi tempi. Nei mesi scorsi gli scontri tra la Renamo, partito di opposizione, e il Frelimo, al potere dal 1992, ovvero dalla fine della guerra, si sono intensificati e sembra si siano allargati espandendosi in altre zone. Fino alla settimana scorsa, gli episodi erano circoscritti alla provincia di Sofala, nel centro del paese, soprattutto nella zona dei monti di Gorongosa, storica roccaforte della Renamo, ma negli ultimi giorni abbiamo sentito che si è verificato un episodio anche vicino a Nampula. Le notizie ufficiali spesso sono confuse e poco attendibili, quindi ci si deve affidare all'informazione missionaria (www.misna.org) o ad alcuni blog (www.buongiornoafrica.it). Tuttavia per il momento la situazione è sotto controllo, ma non si sa come possa svilupparsi, soprattutto in vista delle elezioni provinciali di quest'anno (a fine novembre) e legislative nel prossimo anno. La gente comincia ad aver paura, soprattutto perchè questi episodi fanno tornare alla mente il ricordo dei durissimi anni alla guerra civile durata per quasi trent'anni (1975-1992). Nei giorni scorsi, a Beira e a Maputo sono state organizzate delle marce per la pace.

Rimaniamo uniti nella preghiera per la pace in Mozambico e per una giustizia sociale ed economica di fronte i tanti casi di sfruttamento.

Vi salutiamo con un abbraccio,
ed è proprio il caso di dirlo...a presto!
TA TA VOOO!
Nicolò e Francesca

mercoledì 9 ottobre 2013

Corsa alla terra


 Come anticipato avremmo parlato della delicata situazione della terra qui in Mozambico, in particolare nella nostra diocesi di Nacala. Stiamo assistendo ad una vera e propria corsa alla terra! Corsa per accaparrarsi terra e risorse naturali da parte di multinazionali straniere e grandi imprese locali.
È questa la sensazione che si respira in Mozambico, in particolare nella provincia di Nampula.
La zona nella quale si trova la nostra diocesi è stata denominata Zona Economica Speciale di Sviluppo.E questa fa parte del cosiddetto Corridoio di sviluppo del nord, nel quale, tra i vari, verrà implementato un mega-progetto in ambito agricolo. “Nacala si sta trasformando” così ci dicevano i missionari che ci avevano accolto tre anni fa al nostro arrivo; quando vedevamo in costruzione gli enormi magazzini lungo la strada che portava al porto della città..era solo l'inizio!

Ma appena arrivati si pensa al proprio piccolo orticello, alla propria missione, al conoscere la realtà, alla difficoltà di percepire la cultura.. si entra vakhani vakhani (lentamente) in punta dei piedi! Poi si comincia ad alzare gli occhi, e lo sguardo va un po' più in là, al contesto. Si comincia a guardare attorno, e si percepisce chiaramente come ci sia un mondo a due velocità: la campagna, “mato”, nel quale niente sembra cambiare, tutto sembra così lento e la città, che si trasforma ad una velocità allarmante.

Il Mozambico è un paese ricchissimo di risorse naturali: carbone, minerali, legname pregiati come l'ebano ed altri, fosfati, pietre preziose, oro, gas naturale, petrolio e non ultima terra fertile!



Ma ritorniamo alla Zona Economica Speciale di Sviluppo. Che cosa vuol dire? Vuol dire che a partire da un decreto del 2007 è stata creata una zona di sviluppo (che comprende Nacala e dintorni) che gode di agevolazioni fiscali, nella quale sono stati implementati dei progetti commerciali. La zona è strategica dal punto di vista geografico ed economico.

Nacala è una città portuale e il suo porto è uno dei migliore di tutta l'Africa sud-orientale grazie alla profondità delle sue acque che permettono alle grosse navi commerciali di attraccare fino alla costa. Il gioco delle esportazioni è fatto!!

Sebbene il decreto della zona economica speciale sia del 2007, solo nell'ultimo anno le trasformazioni hanno subito una forte accelerazione. Tutto sta cambiando con una rapidità impressionante, i grandi cantieri si susseguono uno accanto all'altro. Ci sono molti interessi in gioco legati alle risorse pregiate. I magazzini sono quadruplicati, le macchine sono al lavoro senza sosta: è arrivato lo sviluppo! Al porto sono aumentati i container, lungo la strada un via vai continuo di camion; seguendo la strada principale, in direzione del campo, dell'interior, altri grossi cambiamenti: intere zone abitate non ci sono più, camion e ruspe al lavoro senza sosta, tutto il giorno, tutti i giorni! Una vera e propria corsa alla terra!! La realtà ci tocca da vicino perché sono arrivati fino ai confini con la nostra missione di Namahaca.

Lungo la strada in terra battuta alcuni operai (pagati 2€ al giorno per 20 m di strada) con pale e carriole cercano di sistemare la strada, e tappare le buche create dal passaggio di enormi camion, mangiandosi continuamente la polvere alzata dagli stessi. Questi trasportano pietre per la costruzione del nuovo porto per l'esportazione del carbone. A lato, nel cantiere di una grande multinazionale, dieci bulldozer stanno preparando la massicciata per la ferrovia che permetterà di esportare il carbone, in arrivo dalla provincia di Tete, direttamente dal nuovo porto di Nacala.
Un altro mega-progetto, una parte del quale verrà implementato in questa zona, è il Prosavana, un progetto agricolo (si parla di circa 14 milioni di ettari di terra coltivabile) in collaborazione trilaterale: Mozambico, Giappone e Brasile.
Accanto ai mega-progetti ci sono le mega-infrastrutture come la costruzione del nuovo aeroporto internazionale di Nacala e le strutture turistiche, che stanno sorgendo come funghi lungo le coste della città.
Due mondi paralleli a contatto, due velocità contrapposte: quello ultra rapido degli investitori e dei mega-progetti, con le loro mega ruspe, mega camion e il personale in divisa, e quello lento, africano, dei poveri, della nostra gente che silenziosamente cammina al ciglio della strada sterrata, con il suo secchio sulla testa e si ferma respirando la polvere alzata dai camion ad assistere a questo teatro dello sviluppo. La gente si ferma stupita a guardare, senza sapere che cosa in realtà stia succedendo, magari si fa un po' più in là per lasciare un po' più di posto allo sviluppo, sognando che porti ricchezza anche per loro.

Buona parte del personale impiegato dalle grosse imprese, non è mozambicano ma straniero. Perchè? La spiegazione è semplice: la nostra gente non è abbastanza qualificata, non ha specializzazioni tecniche. Nemmeno i giovani, e così molti lavoratori provengono dai paesi vicini: Sudafrica, Tanzania, Malawi. Sono arrivati anche tantissimi stranieri (bianchi) per la coordinazione sul campo! Certo ci sono alcuni fortunati locali che hanno trovato impiego, non sappiamo se questo lavoro gli cambierà la vita (perchè nonostante siano ben retribuiti, i loro contratti sono di tre mesi rinnovabili), sicuramente è un occasione importante. Purtroppo per troppi pochi!

Che cosa succede alla gente che vive in un'area di interesse? Gli viene proposto un indennizzo in cambio di lasciare la terra. Ma per un africano la sua terra è tutto, è la sua vita.
E per chi è poverissimo e non ha mai maneggiato tanti soldi, pensare di avere tra le mani un gruzzoletto di denaro è una tentazione irresistibile, fa sentire fortunato, quasi come un miracolo che subito dopo si trasforma in sventura! Lascia tutto! La sua casa, la sua terra, il suo passato, il suo presente, il futuro dei suoi figli, lascia la casa, la machamba(il campo), gli alberi che sono i tramite con i suoi antenati. Lascia tutto pensando che quella piccola o forse grande somma di denaro data in compensazione potrà cambiare la sua vita (o come dicono qua: “procurar melhores condições de vida”) . Ma poi scoprono che non è cosi facile, che quel denaro in un attimo finisce. Lasciandoli a mane vuote. Cosa resta? Da una parte la grossa multinazionale sempre più arricchita, dall'altra la nostra gente sempre più impoverita! E in questa situazione si trovano tantissime famiglie, che perdono la casa, la terra, le proprie radici culturali, la propria vita!
Di fronte a questa realtà, come chiesa locale non possiamo rimanere impassibili. Con la commissione di Giustizia e Pace stiamo promuovendo la divulgazione della legge della terra. Gli animatori vengono formati a livello diocesano, poi vicariale, e parrocchiale per essere poi loro i promotori della divulgazione nelle piccole comunità locali. Con la nostra commissione parrocchiale stiamo continuando e intensificando il lavoro di sensibilizzazione sulla legge della terra, la quale riconosce e difende i diritti delle persone legati alla terra, ma il problema è che spesso le gente vive nell'ignoranza, senza conoscere il contenuto della legge quindi i propri diritti. Accanto alla divulgazione stiamo facendo un lavoro di sensibilizzazione per fare in modo che le comunità locali chiedano e ottengano il riconoscimento legale della loro terra: DUAT (Direito ao Uso e Aproveitamento da Terra- diritto all'uso e godimento della terra). E' una forma di protezione che può aiutare le comunità locali a difendere con maggiore forza i propri diritti nel caso apparissero gli investitori.

Ma non è sempre facile, incontriamo spesso molti ostacoli come l'ignoranza, la sfiducia, il senso di abbandono che prova la gente nei confronti delle istituzioni, la frammentazione comunitaria, la mancanza di coesione e coscienza comune sull'importanza della difesa del diritto alla terra, non ultimo il medo (la paura) del leader locale o del bianco con i soldi, e l'illusione di avere un po' di denaro in tasca.

Quest'anno sono state organizzate due giornate molto importanti per aprire un dialogo sulla situazione legata alla terra coinvolgendo governo, istituzioni, investitori e cittadini. La prima è stata una conferenza tenutasi a Nampula nel mese di maggio, organizzata dalle commissioni di Giustizia e Pace di Nampula e Nacala, dove sono stati invitati rappresentanti del governo provinciale, investitori, autorità civili e religiose. Dalla parte del pubblico c'erano molti animatori delle varie commissioni di giustizia e pace delle due diocesi, missionari, membri di alcune ong che operano nel settore della terra, l'associazione dei contadini, e molti altri. La seconda occasione è stata la giornata sociale promossa a Nacala, sempre dalla commissione diocesana di Giustizia e Pace, a fine agosto. Sono stati due eventi importantissimi per permettere alla nostra gente (la maggior parte proveniente dalla campagna) di aprire un dialogo, un confronto con le autorità provinciali, gli investitori e le istituzioni sulle loro preoccupazioni legate alla terra. Può sembrare una piccola goccia nell'oceano ma per i nostri animatori è stata un'occasione importantissima e unica in cui loro si sono potuti esprimere liberamente e serenamente, facendo sentire la propria voce, presentando le proprie preoccupazioni, e rafforzando la partecipazione civile.
La gente si chiede perchè il governo così facilmente apra le porte della propria casa agli interessi degli investitori, offrendo agevolazioni o esenzioni fiscali, stipulando contratti poco chiari e unicamente a favore dei grandi e potenti impresari. La gente è confusa e sfiduciata, si fa un po' più in là, a volte senza ben sapere che cosa succede, pensando che l'anno successivo potrà ricominciare a usare la sua terra, che non è più sua, ma che ha dato in concessione con quella firma che ha fatto suo malgrado. Ecco perchè il lavoro di formazione e sensibilizzazione, accanto alle opportunità di dialogo, è fondamentale, perchè permette alla gente di riscattarsi con le proprie forze, citando una frase che è stata detta alla conferenza: “aiuto che non aiuta a uscire dall'aiuto non è aiuto!” pienamente in linea con quanto sosteneva anche Comboni “salvare l'Africa con l'Africa”. Il nostro obiettivo è proprio questo, cooperare affinchè le persone siano i veri protagonisti della loro storia, della loro terra, del loro futuro!

Questa realtà di grandi trasformazioni con tutte le sue conseguenze sociali, ambientali, economiche, non riguarda solo Nacala e la Provincia di Nampula, ma anche delle provincie vicine, come Tete, dove è stata aperta (dicono) la più grande miniera di carbone al mondo, nelle mani della multinazionale brasiliana Vale, accanto a quest'ultima ci sono altre imprese di estrazione. In quell'area (enorme) dove è stata aperta la miniera e dove circa il 60% del territorio è già stato concesso alle imprese,la popolazione è stata dislocata in un'altra zona, con false promesse, peggiorando drasticamente le proprie condizioni di vita! La gente ha fatto sentire la propria voce, non riuscendo più a sopportare quello che stava vivendo, e questa voce è arrivata fino all'organizzazione Human Right Watch, la quale ha fatto un'indagine approfondita di quello che sta succedendo(Moçambique:ReassentamentosdeMineraçãoPrejudicamaAlimentação,Água).

L'attrattiva dello sviluppo, è uno specchietto per le allodole per i giovani i quali giustamente sognano un lavoro e un futuro migliore e per questi sono disposti a lasciar tutto rischiando e sperando che ne valga la pena, ma i rischi sono davvero alti perché questi bacini di sviluppo facilmente possono diventare sorgenti di criminalità, dove pur non trovando il lavoro sperato si trovano altre forme alternative di sopravvivenza, e il rischio di cadere nel giro di malavita, violenza, traffico umano, prostituzione, sfruttamento e alcolismo è elevato!
Un'altra provincia che sta vivendo la stessa situazione è al nord del Mozambico (Niassa e Cabo Delgado) dove ci sono i garimpeiros, i ricercatori d'oro. La situazione è drammatica, si tratta della vita di molti giovani e bambini attratti dall'illusione di un facile guadagno alla ricerca dell'oro, lasciano tutto, la famiglia e la scuola e sono disposti a tutto per cercare pochi grammi d'oro nei fiumi o nelle gallerie aperte nella roccia.
A proposito di oro, anche nella nostra parrocchia hanno cominciato a trovare questo minerale prezioso e altri tipi di pietre. In passato era proibito commerciare pietre preziose, ma ora pare che le cose siano cambiate e moltissime persone si spostano in questi luoghi, vicino ai fiumi per tentare la sorte. Luoghi ostili, difficili da raggiungere e che ora si sono trasformati in piccoli villaggi di soli uomini. Nell'ultimo incontro parrocchiale si sono presentate solo un terzo delle persone, e le altre? “Sono andate a cercare oro”!

In questo contesto con tutti questi cambiamenti e difficoltà ci risulta ancora più difficile pensare ai saluti (al nostro rientro in Italia già dal prossimo mese), ci sentiamo un po' in colpa a lasciare i nostri amici in queste difficoltà. Certo noi non possiamo fare niente contro questo tipo di sviluppo, ma possiamo insieme costruire un po' di speranza, prospettive diverse, diffondere le notizie dall'estero, ad esempio dal Brasile, dove stanno vivendo le stesse problematiche legate alle miniere, che non aiutano a risolvere, ma ti fanno sentire meno solo, che non siamo soli qui a soffrire e che insieme unendo le nostre forze possiamo far sentire la nostra voce da ultimi della terra.

Un proverbio makua dice che: “dove lottano gli elefanti chi soffre è sempre l'erba!”

Il Mozambico è il quarto paese più povero al mondo, eppure è uno dei più ricchi in termini di risorse naturali e il tasso di crescita sta aumentando molto rapidamente secondo i dati più recenti. Ma questa ricchezza dov'è? E per chi è?
Questa ingiustizia dovrebbe interrogarci tutti, dal governo locale, alle multinazionali a tutti noi!

Vi lasciamo con un altro proverbio “Un popolo è come un albero. Ha le sue radici. Se tagliamo le sue radici, l'albero si secca e muore!”

buon mese missionario

Un abbraccio,
Nicolò e Francesca

mercoledì 11 settembre 2013

L'estate a Namahaca


A fine luglio abbiamo partecipato alla GMG non a Copacabana ma a Carapira. Non c'era l'oceano, ma la sabbia e le palme si, e soprattutto era presente il grande entusiasmo di quasi mille giovani arrivati dalle 22 parrocchie della nostra diocesi. Un weekend speciale con i giovani arrivati chi a piedi, chi in autobus, chi su un camioncino stracarico (chapa), e tutti in festa con batuque (tamburi) e stendardi per la grande festa. La nostra gmg è stata fatta all'interno della scuola industriale di Carapira, gestita dai Comboniani, nel grande piazzale tra la scuola e le officine-laboratori. 

 
La nostra equipe missionaria era al completo e in prima linea coinvolta per aiutare don Alessio, responsabile della pastorale giovanile diocesana aiutato da suor Giulia. Sr Ducilene e Maria Ines (brasiliane) erano dotate di gadgets e bandiere brasiliane per animare l'atmosfera. A Carapira abbiamo invaso la casa dei laici missionari comboniani, quattro giovani molto simpatici e molto attivi - Flavio (brasiliano), Liliana e Marcia (portoghesi), Beatriz (messicana) - facendola diventare il centro organizzativo dell'evento. Divertente è stato anche cercare di orientare la grande, vecchia e arrugginita parabola affinché ricevesse un segnale abbastanza buono dal satellite. La nostra (mia e di Flavio) è stata letteralmente una sintonia manuale: l'erba del giardino non ci permetteva una posizione stabile, Flavio alla tv dava i comandi: “più a destra”, “sinistra”, “fermo”, “indietro di poco” e io fuori ero il macchinista alle manovre: una simpatica avventura!


Il sabato è stato dedicato ad una veglia di preghiera preceduta da una festa di accoglienza durante la quale ogni parrocchia si è presentata con canti e soprattutto balli. La nostra parrocchia di Namahaca, ha dato inizio alla polvere! (la polvere della danza, dell'entusiasmo, della gioia, della cultura Makua che si carica ballando). Le presentazioni sono state “calme”, fino a quella dei nostrigiovani, poi una volta risvegliato il ritmo della tradizione, è stato un susseguirsi di balli.
Alle 19 è iniziata la veglia di preghiera e adorazione Eucaristica davanti alla grande croce che in quest'anno della Fede sta passando in tutte le Parrocchie (sarà a Namahaca dal 29-9 al 13-10). Alle 23 è continuata la festa in attesa del collegamento via satellite con il Brasile, un grande momento per la maggioranza dei giovani (anche per noi che non lo avevamo mai sentito parlare) che non avevano ancora visto il Papa e nessuno di loro aveva mai partecipato alla gmg.

E' stato emozionante partecipare, anche se solo alla tv alla veglia, tutti in silenzio, entusiasti, attenti a captare le parole di Papa Francesco, e che grande ovazione quando hanno inquadrato la bandiera del Mozambico! Il pensiero è andato a Odete, la giovane della nostra diocesi che è stata scelta per partecipare alla gmg in Brasile. Durante il collegamento molti giovani si sono addormentati, visto la stanchezza del viaggio e l'ora tarda! Finita la veglia, circa alle due di notte, qualcuno è salito sul palco e ha cominciato a suonare una chitarra, poi si è aggiunto un batuque, poi un altro e infine accorgendosi che c'era anche l'amplificatore la festa è ricominciata fino all'alba! Il giorno seguente, o meglio, al mattino della domenica, la gmg si è conclusa con la messa presieduta dal Vicario Generale, padre Atanasio.


A Namahaca il fine settimana successivo ci aspettava l'evento dell'anno: il primo congresso parrocchiale delle donne (1-4 agosto). Ma proprio qualche giorno prima dell'inizio del congresso ci ha raggiunto una notizia che ci ha sconvolto, ovvero la morte improvvisa della nostra direttrice dell'ospedale di Namhaca, mama Albertina, a causa di un incidente stradale. Questa triste novità ha scosso tutta la comunità, noi missionari e l'intera zona! Mama Albertina, oltre a essere un'ottima direttrice, molto attenta e premurosa verso le necessità della gente, era una cristiana molto attiva in chiesa, tutte le domeniche era presente, cantava e animava il salmo assieme a mama Ilda, in prima linea per l'organizzazione e la promozione del congresso delle donne e particolarmente impegnata nella parte dell'animazione liturgica. Questa notizia ci ha davvero scosso e rattristato tutti.

Qualche giorno dopo, mentre una parte della nostra equipe missionaria si recava al funerale di Albertina, l'altra parte si preparava a dare inizio al congresso parrocchiale. I sentimenti di tutti erano davvero contrastanti, e l'entusiasmo era mitigato dalla profonda tristezza per l'improvvisa scomparsa di mama Albertina. Il primo giorno è stato molto commovente e significativo quando le mamãs hanno ricordato la loro amica e collega, dedicando a lei questo evento, come gratitudine del suo essere donna, madre, amica, umile e sorridente, premurosa e attiva in ogni ambito, dalla famiglia, al lavoro alla chiesa.

Questo congresso è stato il frutto del congresso diocesano del 2012, la preparazione era in corso da un anno e con le mamãs avevamo formato una piccola commissione composta da sr Ducilene, io, pe Simone, mama Apina (la nostra animatrice parrocchiale e un gruppetto di altre mamãs responsabili dei vari settori: liturgia, accoglienza, infrastruttura, economia), che si doveva occupare di tematiche, logistica, pasti, finanziamento, iscrizioni, inviti, pubblicità e animazione. Non poteva mancare la capulana del congresso. Così assieme alla nostra mama Apina avevamo comprato uno stock di capulane in un magazzino di Nampula, tutte uguali per venderle e fare la cosiddetta equipa (unendo utile a dilettevole, in quanto una parte del ricavato è servito per finanziare le spese). Un evento tutto dedicato alle donne riprendendo lo slogan del congresso diocesano dell'anno precedente: Muthiyana ekove ya Muluku(donna volto di Dio)! E' stato un fine settimana molto speciale per le donne e anche per noi missionari, nonostante il cuore fosse rattristato dagli ultimi eventi accaduti.

Il tutto è cominciato il giovedì mattina con l'arrivo delle mamãs al centro parrocchiale. Ad accoglierle c'era il gruppetto di accoglienza che aveva preparato cartelloni, bandierine colorate, fiocchi, nastri e fiori per abbellire l'ambiente, ogni mamãs ha ricevuto una cartellina con del materiale, già questo tipo di accoglienza per le nostre mamãs era il massimo! Al pomeriggio l'inizio ufficiale con presentazione e processione di apertura. I giorni seguenti si sono alternati vari momenti di formazione, preghiera e attività ricreative! Tra i temi che abbiamo condiviso con le mamãs c'erano: la figura della donna nella cultura Makua nel presente, passato e futuro, il volto femminile di Dio nelle Sacre Scritture, violenza domestica e traffico umano. Venerdì sera la processione e l'adorazione in chiesa mentre sabato sera la festa conclusiva con vari gruppetti di mamãs che hanno presentato canti, teatri e balli! La domenica la s. Messa di chiusura. L'attesa e l'emozione erano tanti soprattutto perché il gruppo di liturgia era da mesi che preparava la celebrazione con l'aiuto di Dario (un giovane molto attivo nella nostra comunità). Tutte le mamãs vestite e adornate con la stessa capulana (caratteristico nelle feste). Tutto era pronto! La messa è stata una festa animatissima e partecipatissima, c'erano più di 40 ballerine, tanto che nella processione d'entrata quando le prime sono arrivate all'altare, le ultime non erano ancora entrate in chiesa! Dopo la messa conclusione con il pranzo a base di riso e capretto. Ora l'impegno è per le mamãs che vi hanno partecipato, di ripetere e ripassare i temi in piccoli congressi zonali, riunendo le mamãs delle comunità per rafforzare e rianimare il ministero, in ogni zona della parrocchia. Per me passare quattro giorni assieme alle nostre mamãs è stata un'esperienza molto arricchente e unica in cui ho potuto condividere il loro entusiasmo, il loro esserci, la loro voglia di capire, di presentare le loro preoccupazioni..la loro spontaneità e carinho (dolcezza, premura) nei miei confronti, la loro gioia nel sentirsi valorizzate (la donna non è abituata a sentirsi valorizzata, nonostante sia il pilastro della società!).

L'estate è tempo di visite, anche quest'anno è stato ricco. Ricevere visite è un po' come da bambini quando arrivava Santa Lucia. Arriva sempre qualche sorpresina da casa, un pezzo di grana o una bottiglia di recioto.. ma anche farmaci, sempre utili qui! Sono venute a trovaci prima Tamara (la sorella di don Alessio) e Antonia del centro missionario, che sono state con noi a luglio, poi ad agosto sono arrivati Giulia, Daria e Omar. È stata una bella occasione di scambio e di conoscenza reciproca. Non abbiamo fatto cose speciali, anzi abbiamo fatto vivere loro il nostro quotidiano, imprevisti inclusi, che qui non mancano mai! In questo quotidiano c'erano le visite ad alcune comunità, il rito di iniziazione cristiano per le ragazze, un weekend con i giovani della zona Xangani, celebrando una piccola gmg a livello zonale, diventata occasione per condividere danze, canti e teatri illuminati da una bellissima luna piena, e dormendo nella cappella della comunità. Condivisione della quotidianità anche in missione con le ragazze del lar, cantando assieme a loro, aiutandole nei compiti, preparando il pane e colorando qualche cartellone!

Il tempo delle visite è anche una occasione per noi missionari di fermarci, o rallentare il ritmo delle attività.. diventa occasione di scambio e condivisione, sederci con calma, e con calma, passeggiare nel bairo, visitare vicini e amici della comunità. Il giorno dell'Assunta, per esempio, avevamo deciso di portare i nostri giovani veronesi a visitare i nostri nonni: papà Abel e mamãAngelina, due anziani di Namahaca molto simpatici e che ci vogliono un sacco di bene. A causa dell'età si spostano poco, sopratutto Angelina con un problema al ginocchio. Hanno raccontato della loro vita e abbiamo scoperto che era il loro 68° anniversario di matrimonio. Quel giorno si sarebbe celebrata la messa a Namahaca, e quindi, siamo andati a prenderli con l'auto e come sposini li abbiamo accompagnati in chiesa per la messa. Si erano preparati con i vestiti della festa, erano i più felici del mondo! Questi momenti sono doni del Signore, e per noi incarnano le parole del vangelo che dicono che chi lascia la sua famiglia.. riceve il centuplo! Ed è proprio vero!
Abel e Angelina non sono gli unici nonni che abbiamo qui in missione, ne abbiamo tanti, tra cui mama Amina. Lei è paralitica, la sua storia è molto triste. E' una delle tante persone che ha sofferto negli anni ottanta il grande periodo della fame, una vera e propria carestia che non ha colpito solo Namahaca, anche Memba e molte altre zone. In quel periodo c'era la guerra e a rendere tutto peggiore c'è stato un periodo di secca in cui non ha piovuto. Non c'era niente, niente da mangiare. Difficile per noi europei immaginare una situazione terribile come questa, per lo meno per la nostra generazione. Proprio nel periodo in cui da noi c'era ancora il boom economico. Bene, proprio in questi anni qui in Mozambico molti nostri fratelli oltre a soffrire a causa della guerra civile, soffrirono carestie alimentari terribili. In quel periodo alcune persone hanno mangiato la mandioca che non era ancora matura e nonostante sapessero che era pericoloso mangiare quel tipo di mandioca, perché conteneva un veleno che con la maturazione si disperde, la fame era talmente tanta e c'era solo quello da mangiare, causando loro una paralisi più o meno grave a seconda di come siano riusciti a curarli. Molti nostri amici qui di Namahaca soffrono delle stesso problema: Diaz e i suoi fratelli, Sumana.. Ma ritorniamo alla nostra Amina, lei è vedova e nel 2011 è morta improvvisamente la figlia (di mal di testa, probabilmente malaria celebrale) lasciandole i suoi quattro figli, il più piccolo di un anno e la più grande di otto. Amina aveva un'altra figlia, la quale dopo qualche mese se ne va di casa, lasciando con la mamma i suoi due bambini piccoli. Immaginate questa povera donna, da sola, paralizzata alle gambe a dover accudire sei bambini. E' stata molto dura per lei ma grazie alla Provvidenza del Signore c'è riuscita. L'anno scorso è tornata la figlia, quella che se n'era andata, con un nuovo bimbo e senza marito, sembra sia stata lasciata. Ora vive con la mamma e sta contribuendo in parte per le necessità della famiglia. La nostra Amina è sempre presente in chiesa, lei e i bambini più grandi. Amina è una donna piccolina, magrissima, riesce a camminare sostenuta da due bastoni e ha sempre il sorriso stampato in volto come un dono speciale del Signore! Qualche tempo fa, sapendo che Nicolò stava male, è venuta a casa nostra e mi ha lasciato un piccolo fagottino di capulana (il panno che usano le donne), dicendomi che era per lui, e gli augurava di rimettersi presto. E' stata dura accettare, sapendo che dentro c'era sicuramente qualcosa da mangiare. Ma per l'africano il dono, l'offerta è qualcosa di sacro a cui non si può rinunciare, sarebbe stata un'offesa. Quando abbiamo aperto quel fagottino dentro c'era il suo tutto, un uovo e delle arachidi. Ci siamo commossi. Questi gesti di generosità ci lasciano senza parole e ci insegnano tante cose! Qui le persone sono proprio così, quando offrono qualcosa, offrono il loro tutto!

Siamo già a metà settembre, il tempo ci sta sfuggendo! Abbiamo tante attività in programma. La prima il “passeio”, la gita del lar che sarà nel weekend! Stiamo ultimando le prove dell'attività culturale che presenteremo alla scuola femminile di Nacala, quest'anno il tema della giornata sarà sul traffico umano. Purtroppo è un problema molto diffuso qui in Mozambico, nelle sue varie forme! E' stato molto utile affrontare e sviluppare questo tema delicato sotto forma di attività culturale, da subito le ragazzine si sono dimostrate attente e non hanno preso alla leggera la tematica. Di loro spontanea volontà hanno preparato un teatro molto interessante, facendomi intuire che quello di cui parlavamo non era una novità! Tutti i pomeriggi ci sono le prove per la rappresentazione di sabato, si è formata un'equipe molto attiva, al mio fianco sr Maria Ines, mamãAmida e non poteva mancare anche quest'anno il nostro titio(zio) Rosario (il nostro maestro di canto e ballo!) con la sua pazienza e creatività! Entusiasmo e aspettative sono alle stelle!

Al 22 di settembre ci sarà il passaggio di consegne ufficiale della direzione del lar a sr Maria Ines. Sarà duro, perché per noi il lar è la nostra famiglia, le ragazzine le nostre figlie, ma è una scelta necessaria per permettere alla nuova direttrice di entrare ufficialmente alla presenza di tutti gli incaricati delle bambine, e a me di staccarmi progressivamente, cominciando una nuova fase, quella dei saluti. E' difficile pensare al rientro, pensare che questa bellissima e intensa parte di vita vissuta e condivisa come famiglia qui in missione si sta concludendo, e come si dice partire è un poco morire. Sarà dura! Ci affidiamo alle vostre preghiere.
Per ora, siamo ancora ben animati dall'entusiasmo delle prossime attività in vista!

Un forte abbraccio a tutti,
a presto,
Franci e Nico

sabato 27 luglio 2013

A SEMPLICIDADE DO DIA A DIA

Salama?! Ciao a tutti!
Vi state godendo il caldo africano?!
Per noi è pieno inverno! E questa temperatura temperata è ottima, ci permette di riposare un po' dall'umidità e dalle zanzare.
Ci eravamo salutati a Pasqua, e il periodo pasquale è stato denso di celebrazioni speciali, con la festa per i sacramenti. Sacramenti vissuti pienamente dalle persone che partecipano per tre anni alla catechesi prima di poter ricevere il loro battesimo e prima comunione e a volte anche celebrare il matrimonio nello stesso giorno. Il matrimonio è una data importante per la loro vita e per quella delle loro comunità perché una nuova famiglia cristiana dà speranza alla comunità di potersi allargare e rinforzare. Se per le comunità più lontane dalla strada, dall'energia elettrica, dal cellulare, e dove solo un debole segnale della radio arriva, le celebrazioni sono vissute con più semplicità, abiti semplici per gli sposi (capulana per la sposa, e una nuova maglietta per lo sposo), a volte un anello di plastica come fede, la partecipazione si sente più forte E più viva.. dall'altro in alcune comunità con l'energia, dove si assiste alla tv, le celebrazioni hanno un che di occidentale, con la sposa in “abito” bianco, una fede con tanto di cuore e scritta “love”. Sarò un po' fuori moda, ma preferisco la realtà del mato (del campo) dove la tradizione è ancora forte, dove le modernità faticano ancora ad entrare, dove tutto è più autentico (e dove noi missionari brontoloni ci lamentiamo che non ci sia niente, una strada per arrivare, un debole segnale del cellulare).
 Un mondo a due velocità, lo respiriamo nel nostro orto, la nostra parrocchia, ma se alziamo gli occhi, ampliamo lo sguardo attorno, questo è niente, la fuori le differenze sono molto più grandi, sono paradossi che fanno male ( di questo ne parleremo nel prossimo post).

Insieme ai sacramenti c'era anche l'elezione del nuovo animatore parrocchiale. L'animatore è il parrocchiano con l'incarico più importante di tutta la parrocchia, è l'anello di congiunzione tra l'equipe missionaria e le persone e viceversa, è il responsabile, l'anziano (saggio) di tutta la comunità parrocchiale, per noi missionari è il mediatore culturale, è lui che ci aiuta e ci consiglia. Per i parrocchiani è un punto di riferimento e una sicurezza. Si capisce che il ruolo dell'animatore non può essere affidato ad una persona qualsiasi, per questo l'elezione del nuovo è cominciata all'inizio dell'anno, con la presentazione da parte di ciascuna zona della parrocchia (dieci zone) di un candidato. A seguire sono cominciate le elezioni: ogni settimana, in una zona diversa della parrocchia, una delegazione del consiglio pastorale presentava i dieci candidati all'assemblea dei cristiani di quella zona e poi si votava. Ogni cristiano entrava nella cappella con il suo pezzettino di carta e lo depositava nel piatto con la foto del candidato che desiderava votare. Conclusa la staffetta delle votazioni nelle varie zone è arrivata la fase di valutazione dei tre finalisti da parte dell'equipe missionaria.. e alla fine il verdetto: habemus animatore! Silvano Evajo!

Per il nuovo animatore che entra, il vecchio, anzi l'emerito, come scherzosamente l'abbiamo chiamato noi, lascia. Fernando ritorna ad essere un cristiano 'semplice' dopo aver terminato il suo incarico di sei anni, continuerà ad aiutare negli incontri come formatore. Ci mancherà la sua presenza allegra e scherzosa nelle varie riunioni. Ora si sta godendo il meritato riposo, aiutando sua moglie con il suo ultimo figlio appena nato: Francesco, in onore del nuovo Papa!
Possiamo dire che lo Spirito Santo ha soffiato bene anche nelle scelta di Silvano, con un carattere in parte diverso da Fernando, me allo stesso modo riconosciuto sin dall'inizio come autorità da parte di tutti. Certo ancora è presto per dirlo, ma si percepisce che è una persona molto umile e sapiente, e come abbiamo capito da come parla della sua famiglia e dei sui sette figli, molto attento alla loro educazione.. Sarà una bella camminata anche con lui!
L'assunzione dell'incarico, come dicono qui la tomada de posse ufficiale in parrocchia, è stata il 19 di maggio, festa di Pentecoste. La nostra chiesa parrocchiale era piena, la cerimonia è stata molto partecipata e il clima festoso era contagiante. Tutti i rappresentanti delle zone hanno animato la liturgia e preparato l'offertorio per il nuovo responsabile: banane, arachidi, delle pannocchie, qualche moneta, quaderni, penne, un cellulare e una bicicletta. Silvano, seduto sull'altare vicino a don Simone e don Alessio era visibilmente emozionato e felice. Accanto a lui, sua moglie anche lei molto emozionata. Durante la celebrazione c'è stato l'assunzione dell'incarico e l'invio ufficiale come nuovo animatore parocchiale, elulu e tamburi in festa!

In questi mesi sono proseguite le attività pastorali, gli incontri dei vari ministeri in cui siamo impegnati a fianco dei padri e delle suore. Negli incontri, quest'anno focalizzati sull'anno della fede, è bello ritrovarsi con gli animatori che poco a poco diventano sempre più familiari. Se all'inizio, facevo molta confusione con volti e nomi, ora è diverso, le persone hanno una storia, una famiglia, una comunità, si è percorsi un pezzettino di strada insieme, il reincontrarsi lo scambiarsi qualche battuta in macua, ti fa sentire integrato. Le loro gioie (come ad esempio per la nascita di un figlio, per la celebrazione di un rito, di un sacramento) e le loro preoccupazioni assumo peso e significato anche per noi che ci sentiamo sempre più parte di questa famiglia. Ma quanta strada ancora da fare!!
E tra un'incontro e l'altro sono (Nicolò) stato impegnato nella manutenzione della casa delle suore, ovvero la ricostruzione della soletta (l'anno scorso ne era caduto un pezzo a causa delle infiltrazioni d'acqua dal tetto) e sistemare qua e la tutto quello che c'era da fare.. e già che si doveva distruggere il soffitto si è pensato di semplificare e rifare l'impianto elettrico, anche quello aveva bisogno di una sistemata. E' stata una bella esperienza coordinare i lavori con nove amici, i lavoratori di fiducia della missione: Paolino, Alì, Mauricio e Pedro, i guardiani Cassimo e Carlos, il vicino di casa Dario (che è anche una colonna dell'animazione della comunità) e i nuovi Fernao e Juma. Certo non posso nascondere che all'inizio è stato complicato gestire il gruppo perchè hanno un loro modo di lavorare e progettare (o non progettare) i lavori, con i ritmi tipicamente africani, ma vakhani vakhani (poco a poco) si è formata un' equipe di lavoro, una bella squadra che ha preso un buon ritmo e ha creato un clima positivo e costruttivo..e dopo due mesi passati insieme, tutti i giorni tutto il giorno, si è creata una bella sintonia! Finiti i lavori mi sentivo un pò solo nell'affrontare le attività del giorno...ci ha pensato l'imprevisto a farmi riprendere: mentre stavo ultimando l'impianto elettrico, uno dei regolatori di carica dei pannelli solari comincia a fumare, il tipo di odore da componenti elettroniche bruciate, mentre le suore stavano entrando in casa..una situazione non delle migliori! Fortunatamente ora sembra tutto risolto. Certo qui si impara a essere il tutto fare, ma soprattutto dà sicurezza poter contare su alcune persone che in caso di emergenze sono pronte ad aiutare.

Sta proseguendo anche l'attività del microcredito, nel quale sono impegnato a fianco di don Alessio. In questi mesi, con la collaborazione di una Ong che lavora a Nampula, abbiamo organizzato un breve corso di formazione sulla gestione del denaro e su come avviare e gestire una piccola attività commerciale, sperando che questa formazione possa aprire qualche porta in più...Quest'anno abbiamo due gruppi di partecipanti, quelli del primo anno, che ricevono un prestito di 25 € (questo valore per loro è un grande prestito), ai quali, oltre alla restituzione del valore, si è chiesto di adempiere ad alcune condizioni per il beneficio e il miglioramento delle condizioni di tutta la famiglia: ovvero mandare tutti i figli a scuola, fare i documenti per i figli, accompagnare la moglie a partorire all'ospedale e migliorare le condizioni igienico sanitarie della casa costruendo una latrina; per i partecipanti del secondo anno, ovvero quelli che hanno restituito il primo prestito e che hanno ricevuto 50€ per il seconodo anno, la condizione posta era la costruzione di un piccolo magazzino delle sementi, per non dover comprare la semente nel tempo della semina spendendo così gran parte del prestito ricevuto. Normalmente le sementi vengono conservate in casa dentro alcuni sacchi, ma il pericolo dei topi è sempre grande per le persone che vivono in case di fango e paglia. Qualcuno si assicura alla protezione di un gatto nella stanza-magazzino, in ogni caso il gatto non può fare nulla contro gli insetti che si formano naturalmente nelle arachidi, fagioli e polenta.. per questo, nelle formazioni, stiamo insistendo perché i partecipanti del progetto facciano un magazzino sicuro per preservarsi dalle speculazioni economiche del tempo della semina e allo stesso modo beneficiare meglio del proprio prodotto. Alcuni di loro si sono ben organizzati costruendo una piccola casa-magazzino: una specie di palafitta con pavimento sempre di matope (fango) ma rinforzato, con un pò di cemento, una piccola porta per entrare e dentro i sacchi; altri si affidano a 'pesticidi' che mettono nei sacchi, altri in grandi pentole di terra cotta, che vengono poi chiuse con fango. Un'idea molto interessante è fare dei contenitori con la corteccia di un particolare albero chiuso alle estremità sempre con fango seccato. È bello vedere che noi non siamo venuti ad insegnare niente, che già le persone sanno come fare! Solo che a volte non danno la giusta importanza alle sementi pensando al futuro. Il nostro obiettivo è quello di incentivare l'autostima, il saper farcela con le proprie forze. È bastato porre come condizione, per la continuazione del progetto, la costruzione di un piccolo magazzino per fare in modo che si organizzassero chi da soli chi in gruppo con piccoli cambiamenti. Certo è una camminata lenta, tra i molti partecipanti quelli che sono riusciti a fare il magazzino sono pochi, ma anche per quei pochi ne vale la pena.
E' ancora presto per fare il bilancio dell'attività, quest'anno c'è stato il problema della scarsità di pioggia, come ci si poteva aspettare i raccolti ne hanno risentito molto soprattutto la polenta e i fagioli, per cui sicuramente non tutti riusciranno a restituire il prestito. Vedremo. Il prossimo passo che ci aspetta sarà quello di proporre ai beneficiari del progetto di immagazzinare le sementi senza la buccia per occupare meno spazio, ma soprattutto per scegliere i chicchi migliori da usare come semente per l'anno successivo.
E' molto interessante andare a visitare le machambe (campi) e i magazzini dei partecipanti, conversare con loro, aiuta a capire tante cose che sono lontane dalle teorie che spesso ci ingabbiano e danno soluzioni facili ai problemi di questa persone. Più resto qua e più mi rendo conto che bisogna vivere qua per capire, vivere a contatto con le persone, provare a mettersi nella loro prospettiva, provare a guardare dentro la loro cultura, anche se non è facile, è una sfida continua, ma poco a poco a piccoli passi!


Nell'ultimo post vi parlavamo della scarsità di pioggia di quest'anno, come ci si poteva aspettare i raccolti ne hanno risentito molto, e i prezzi anche!! La pioggia caduta solo a gennaio, è ricomparsa nel mese di aprile per una settimana, quando le arachidi erano quasi pronte, questo ha creato un problema in quanto per evitare che cominciassero a germinare si sono dovute raccogliere prima che fossero completamente pronte per il raccolto.. il risultato: chicchi piccoli e prezzo basso..ma è tornata troppo tardi anche per il mais e i fagioli che hanno prodotto poco o niente.

Eccomi qua ci sono anch'io (Francesca)! Con tante cose da raccontarvi, in primis aggiornarvi sull'attività del lar con le nostre 27 ragazzine! In questo secondo trimestre è proseguito il loro ambientamento nel lar, che ora sentono davvero come casa. Assieme allo studio si sono dedicate alla raccolta e stoccaggio dei prodotti della loro machamba: arachidi, mais e fagioli. Quest'anno la machamba ha prodotto molto poco a causa delle piogge che non sono arrivate. Comunque siamo riusciti a comprare il prodotto mancante qua e la e il magazzino alimentare è al completo fino al prossimo anno.
Il bilancio di questo trimestre è molto positivo, le ragazzine si sono integrate bene, quelle che all'ingresso non sapevano leggere e scrivere in portoghese (nonostante avessero già fatto 5 anni di scuola!!!) hanno fatto grandi progressi, grazie ai pomeriggi di studio obbligatorio nel lar. Anche le bambine più piccoline di quinta si sono integrate benissimo e sono le più cooperative nei vari lavori di gruppo. Loro hanno sofferto un po' di più dal punto di vista della salute, prendendo varie malarie..speriamo vada meglio in questo ultimo trimestre! E' andata bene anche sul fronte dei pericoli che sempre sono in agguato: scottature in cucina, pericoli vari quando vanno a prendere la legna nei campi (serpenti, cadute accidentali, ferite..), o quando sono nella machamba ma tutto è andato per il verso giusto.
La settimana scorsa le bambine sono andate a casa per due settimane di vacanze, che servono anche a noi per ricaricare le batterie e pensare alle attività per il prossimo periodo. In questo trimestre suor Maria Ines ha fatto il suo ingresso nel lar ed ha iniziato a conoscere meglio le regazzine e la mamã Amida, con la nuova irmã si sta creando una bella sintonia. La sua semplicità e la passione per la musica le hanno permesso di rompere subito il ghiaccio con le bambine e accattivarsi il loro entusiasmo. La musica è una componente molto importante nei nostri amici africani, è una passione, è una cura nei momenti di tristezza e dolore, è fondamentale nei momenti di festa, è coinvolgente al punto tale che quando si canta e balla ci si dimentica perfino dei crampi della fame o della sete. La musica è vitale! Dopo questa premessa immaginate la festa delle bambine quando hanno ricevuto due batuque (tamburi) nuovi poco prima della fine del trimestre. Era dall'anno scorso che i batuque erano fuori uso. Per sistemarli avevamo bisogno della pelle di un capretto, e ne abbiamo approfittato di quello che è stato cucinato per la festa del nostro nuovo animatore parrocchiale. I due tamburi nuovi sono stati inaugurati all'arrivo delle visite: Antonia e Tamara (la sorella di pe Alessio) a fine giugno.
In queste trimestre non sono mancate le feste, come quella del primo di giugno: festa della criança (bambini), è paragonabile alla nostra S. Lucia, quando i bambini attendono in trepidazione l'arrivo della santa con i doni. La trepidazione e l'entusiasmo per la festa sono gli stessi, i bambini ricevono dai genitori un semplice regalo: una maglietta, un paio di scarpe, qualcosa di speciale da mangiare, una saponetta. A scuola si fa festa, e per l'occasione vengono organizzati vari gruppi di alunni che preparano canti e balli. E anche nel lar non poteva mancare la festa, quest'anno con una sorpresa in più: l'equipa di capulana (il tessuto africano che le donne usano come gonna). Per l'occasione abbiamo comprato per le bambine una capulana, una per ciascuna ma tutte uguali, per fare la cosiddetta equipa del lar. Assieme alla musica, la capulana è un altro elemento caratteristico (per le donne) che non può mancare nelle feste! La preparazione della festa della criança comincia già qualche giorno prima (sia nel lar che a scuola, dove per quasi una settimana non ci sono più lezioni per i preparativi della festa), le bambine cominciano a farsi le treccine (delle vere opere d'arte), usano le perline nei capelli, fanno l'ensaio (prove di canto). Tutto deve essere ben preparato. La vigilia, nessuna dorme, è un canto continuo, alla mattina l'agitazione è alle stelle: prestissimo cominciano a vestirsi, sistemarsi i capelli con elastici, mollettine, perline, smalto colorato nelle mani. E' una festa! La mama del lar prepara il pranzo per l'occasione: spaghetti e gallina!!non può mancare bolo e sumo (dolce e succo)! Alla mattina tutte a scuola per la festa, al pomeriggio l'allegria continua nel lar, con tombola e video! Ora un po' di riposo per le vacanze, ma con ancora tante cose da pensare e organizzare assieme alle ragazzine, la più importante: la gita!! La più attesa perché molte di loro non sono mai andate in città.. immaginate la gioia quando hanno saputo che le porteremo a Nacala e alla Ilha di Moçambique!

A fine giugno abbiamo ricevuto la visita di Antonia e Tamara. E' stato bell averle con noi, respirare un po' di aria veronese per matar saudade e allo stesso tempo condividere un po' della comunità e dell'esperienza missionaria con loro. Adesso ci prepariamo a ricevere un gruppetto di giovani che arriveranno ad agosto! Anche per la gente di qua è un'allegria ricevere visite, vedere volti nuovi, conoscere i famigliari dei missionari..e la loro accoglienza è sempre molto calorosa e premurosa!

Ci siamo allungati un po'..nel prossimo post vi aggiorneremo sulla pastorale di giustizia e pace e la situazione legata alla terra.
Ora ci aspettano due bei fine settimana: oggi e domani ci prepariamo a vivere assieme ai giovani della nostra parrocchia una piccola GMG diocesana dove parteciperanno circa mille giovani!!!E il prossimo fine settimana, a partire da giovedi ci sarà qui a Namahaca il congresso parrocchiale delle donne!!


Mpaka nihiko nikina, alla prossima!
un abbraccio forte,
Nicolò e Francesca



PS la prossima settimana proveremo a caricare qualche foto!

venerdì 12 aprile 2013

Mozambico. I macùa, vivere in armonia


Salama!?
Ecco un articolo che abbiamo trovato su Misna sulla cultura dei nostri amici macua. Abbiamo pensato di condividerlo! 

I macùa  sono il  gruppo etnico più numeroso del Mozambico.  Alcuni tratti culturali di questo popolo.
La regione abitata dai macùa copre  una superficie di circa 200.000 kmq confina a nord, verso la Tanzania, con il territorio dei maconde, a ovest con il lago Malawi, che la separa dal Malawi e a est si affaccia sull’oceano Indiano per oltre 600 km di costa. A sud arriva quasi fino alla città di Quelimane, abitata dall’etnia  chuabo cugini dei macùa. Tutta questa vasta regione è interessata dall’azione dei monsoni che cominciando a soffiare in ottobre dall’oceano Indiano, carichi di umidità, danno inizio alla stagione delle piogge, chiamata eyira. Sugli altipiani dell’interno – Alta Zambezia, Alto Niassa – piove abbondantemente in novembre; lungo la costa, in dicembre. Le piogge vengono invocate con sacrifici propiziatori e sono viste come segno concreto della benedizione di Dio. È scontato per i macùa vedere Dio come colui che somministra la pioggia. I macùa sono circa 4.000.000 e costituiscono il gruppo etnico più numeroso del Mozambico.

La società macùa è di tipo matriarcale. Il nihimo (clan, stirpe) è una comunità composta dalla madre (detta pyamwene), figli, nipoti, pronipoti e altri discendenti dei due sessi, ma secondo la linea femminile. Le donne e gli uomini sono portatori dello stesso “patrimonio” èreditato da un comune antenato, ma solo le donne hanno la capacità e il privilegio di trasmetterlo ai figli. Il nihimo è un’entità quasi mistica e permanente che unisce tutti coloro che discendono da una madre originaria e associa vivi e morti in una stessa comunità. Con la nascita ogni individuo, uomo o donna, viene integrato in un nihimo, cui appartiene per diritto. Tutti gli individui di uno stesso nihimo si considerano perciò parenti.  L’individuo è immerso nel suo gruppo clanico, plasmato dal nihimo di cui fa parte e non può sbarazzarsene. I figli appartengono al nihimo della madre. L’uomo appare come colui che ha il compito di generare individui in un nihimo e niente di più. Ogni nihimo si rifà ad un antenato-capostipite. ll mwene  è capo del nihimo e  viene scelto secondo la discendenza collaterale femminile.
Nella società macùa ognuno sa quello che deve fare. L’uomo ha i suoi incarichi: costruire la casa, andare a caccia, disboscare, commerciare i prodotti del campo; la donna deve cercare l’erba per il tetto, custodire i bambini, cucinare, coltivare la terra. Sembra che i lavori più pesanti siano degli uomini ma in realtà gli uomini lavorano meno. È la donna la più oberata. I figli sono accolti con gioia. La loro mancanza è una delle cause più frequenti di divorzio. Parecchi tabù da rispettare (mwikho) accompagnano il concepimento e la nascita. Durante la gravidanza la madre non può mangiare determinati cibi, poiché pregiudicherebbero lo sviluppo normale del nascituro. L’integrazione del bambino nella società avviene con l’iniziazione, tra i 5 e i 12 anni. Anticamente durava mesi e comportava un insieme di riti, nel corso dei quali il giovane moriva  e nasceva l’adulto. Erano previste varie prove fisiche: fame, freddo, battiture (fino allora non gli si era torto un capello per nessuna ragione al mondo), umiliazioni. L’iniziando veniva introdotto nei segreti della vita: cosa fare in caso di malattia, come seppellire i morti. Insomma, era una vera scuola della vita.
Gli anziani sono rispettati e visti come i depositari della saggezza e della tradizione. Davanti a loro i
giovani tacciono. L’anziano è ancora una garanzia e un punto di riferimento. E oggetto di timore reverenziale e si ha paura che dopo morto possa vendicarsi e causare disgrazie.
In genere il macùa è sereno di fronte alla morte. Amante della vita, egli accetta con naturalezza la morte. Ha paura di star male, non di morire. Okhwa orowa; morire è andare. Dove? nel mondo degli spiriti, che vagano per i boschi, soprattutto presso i baobab oppure negli antri delle montagne. E viva l’idea di sopravvivenza, soprattutto di comunione e di comunicazione tra il mondo dei vivi e quello degli antenati. Anzi essi sono più potenti dei vivi: possono dare la salute, la pioggia o anche negarla, se sono trattati male, o quando chiedono, in sogno o attraverso I’indovino, qualche sacrificio.

Il senso religioso
Il mondo religioso macùa abbraccia tutto il cosmo. Il macùa vive in un universo popolato di esseri materiali e spirituali, che formano un’unica realtà, da cui l’uomo non si distingue adeguatamente perché vive in simbiosi con la natura. Egli crede che ci sia qualcuno che dispone tutte le cose perché vadano come vanno.
Questo è il significato che soggiace in moltissime affermazioni che il macùa fa su Dio.
Muluku ohavo: Dio c’è.
Muluku t’onnikumiha nsuwa : Dio fa sorgere il sole.
Muluku t’onnirupiha epula : Dio fa cadere la pioggia.
Muluku otthunne siso : Dio ha voluto così.
Muluku mutthu: Dio è persona.
Da queste frasi appare un Dio personale, creatore, onnipotente o addirittura provvidente (nanwara sothala Muluku onnimona : Dio ‘vede’, chi è povero). Una persona scampa da un pericolo? esclama: Dio c’è. Ha un buon raccolto? dice: Dio mi ha benedetto. Gli capita una disgrazia? dice: Dio mi ha voltato le spalle. Sono tutte espressioni che equivalgono a dire: “sono fortunato” oppure sono “sfortunato”. Dire ho trovato Dio equivale a dire: “ho trovato la buona sorte”.
Più che il desiderio di parlare, conoscere, vivere in comunione con Dio, c’è la preoccupazione di ottenere salute, cibo, pioggia e siccome di questi valori il macùa non ha il dominio, chiama in causa Dio, o meglio i suoi intermediari, perché lo aiutino.
L’atteggiamento dell’uomo nei confronti di Dio potrebbe essere paragonato un po’ ad una nave che attraversa il mare: sta a galla, avanza e basta. Non si sente in dovere di ringraziare il mare su cui naviga: Dio è qualcosa di sicuro e indefettibile.
Un anziano macùa  ricordava espressamente che la terra è la moglie di Dio e la pioggia è il seme di Dio che feconda la terra perché produca l’erba e i frutti. Il tuono è la voce di Dio, il fulmine è il fuoco di Dio: a questo fuoco si ha cura di accendere il fuoco di casa. Il popolo macùa è, insomma, profondamente religioso.
La grande legge che domina la vita dei macùa è: “Vivere in comunione”. Per cui è morale quello che favorisce la comunione, è immorale quello che vi si oppone. Questa comunione è intesa in senso vastissimo. Anzitutto il macùa vive in comunione con l’universo. Rispettare la natura, non trasgredirne le leggi, rendersela propizia, non rovinarla, vivere in armonia con essa è la sua grande preoccupazione di ogni giorno. Il limite tra realtà inanimate e animate per il macùa è piuttosto indefinito. Ma soprattutto egli vuole vivere in comunione con le persone. Di qui il rispetto e lamassima cura per non urtarsi con nessuno e non rompere con nessuno, Il macùa sa benissimo che, una volta messo in crisi, l’equilibrio difficilmente tornerà a ristabilirsi: mulattu khununtta! (: la lite non marcisce), rimane cioè sempre viva. (G.P.)
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